Antichi tè verdi giapponesi

Il mio viaggio del tè inizia nel Sud Ovest del Giappone laddove sembra che i primi semi siamo arrivati dalla Cina, nell’Isola di Kyushu.

Sappiamo infatti che il tè ha probabilmente avuto origine in Cina, si suppone che tutto sia iniziato 5000 anni fa nello Yunnan, ma da qui molte tazze di tè sono passate sotto ai ponti prima che arrivasse in Giappone e prima che qui fosse coltivato. 

Sappiamo anche che la zona di coltivazione del tè più antica su grande scala è presumibilmente Uji, questo fa spesso pensare che quelli di Uji siano i tè Giapponesi più pregiati, distogliendo la nostra attenzione da altri luoghi meno conosciuti che invece producono veri gioielli.

Il tè sembra essere arrivato in Giappone per mano di Monaci Buddisti che, per ragioni di studio legate al Buddismo Zen, usavano trascorrere lunghi soggiorni in Cina, per poi tornare in Giappone a divulgare i precetti del Buddismo Zen.

Proprio all’interno dei monasteri Buddisti cinesi l’arte di bere e preparare il tè venne appresa ed importata in Giappone assieme ad alcuni semi ed al metodo di preparazione che si usava in Cina nella Dinastia Song.

Nell’ 805 il monaco Saicho portò con sé in Giappone i primi semi di Camellia Sinensis, li piantò presso il monte Hiei nella provincia di Omi, dando origine ad una prima piantagione millenaria. Ma il viaggio del tè in Giappone deve ancora iniziare, partendo dalla Cina e passando attraverso la Corea ed arrivare nell’Isola di Kyushu probabilmente a Fukuoka.

Proprio qui esiste ancora, anche se visitabile solo al suo esterno, un tempio importante per la storia del tè giapponese, il Tempio Shofukuji. Fu fondato nel 1195 dal monaco Eisai, che introdusse il Buddismo Zen Rinzai dalla Cina al Giappone assieme ad alcuni semi di Camellia Sinensis responsabili dell’inizio della cultura del tè in Giappone.
Sembra che alcuni di questi semi siano stati piantati sulle montagne del Kyushu e che altri siano stati regalati dal Monaco Eisai  al Monaco Myoe del Tempio Kozan-ji a Kyoto, il quale li piantò a Toganoo e Uji, luoghi che divennero presto i più importanti per la cultura del tè in Giappone, nei quali iniziarono a sorgere le prime coltivazioni su larga scala.

Inizialmente il Toganoo era visto come il tè più pregiato del Giappone ed era sinonimo di “Tè vero” Honcha, in opposizione al “non tè” l’Hincha prodotto nelle altre aree del Giappone.
Nel 15mo sec. però il tè di Uji superò in fama quello di Toganoo ed i termini Honcha e Hincha si riferirono ai tè Uji e non Uji. 

Nel 1211 Eisai scrisse la prima edizione del Kissa Yojoki “Bevi tè e prolunga la tua vita”, il primo trattato sul tè in Giappone, qui sostiene che il tè è il miglior metodo che esista per nutrire la propria salute ed è il segreto per prolungare la propria vita, avendo un effetto positivo sui cinque organi vitali, secondo un concetto della medicina tradizionale cinese, sostiene inoltre che ogni organo ha una sua preferenza per un gusto ben preciso e che, siccome il tè è amaro ed il cuore ama il gusto amaro, che il tè sia quindi benefico per la salute del cuore, oltre ad essere efficace contro l’affaticamento, il lupus, l’indigestione e molti altri disturbi.
Nel suo trattato Eisai descrive la Camellia Sinensis, le sue foglie, la forma dei suoi fiori ed insegna a coltivarla ed a lavorarla per ottenere la bevanda curativa, ma poco insegna sul piacere che questa regala.

Eisai introdusse il consumo del tè  prima alle classi aristocratiche ed ai Samurai e successivamente, attraverso la divulgazione e coltivazione da parte dei monaci itineranti, alle classi meno abbienti, trasformando l’utilizzo del tè da un lusso ad una bevanda di uso comune anche tra la popolazione, da allora il tè ebbe un ruolo fondamentale sulla cultura del Giappone e divenne una forma d’arte. 

Il primo tè arrivato in Giappone dalla Cina era un tè grezzo e pressato in forma di mattonella, che veniva prima porzionato e ridotto in polvere, poi miscelato con un frustino di bambù all’interno di tazze rudimentali e capienti che venivano passate di mano in mano tra i monaci seduti attorno alla statua del Bodhidarma.
Il tè veniva bevuto seguendo un semplice ad ancora spontaneo rito, nello stesso modo in cui si beveva in Cina in epoca Song, dove però, Dinastia dopo Dinastia, si perse questa usanza.
In Giappone invece questo rito si consolidò e diede origine ad una vera e propria cerimonia che ancora oggi è sinonimo di cultura giapponese, il Chanoyu, che venne successivamente affinata e codificata.
Anche il tè bevuto, da grezzo divenne un prodotto sofisticato ed elegante, ovvero la polvere di giada, il Matcha che ora tutti conosciamo.  

Nell’isola di Kyushu, però, dove tutto ebbe inizio, abbiamo ancora reminiscenze di un tè antico che, a differenza di tutti gli altri tè giapponesi, viene ancora cotto in padella, come in Cina e qui in piccole piantagioni tra le campagne e tra le montagne, ancora si producono piccole quantità di Kamairicha e di Tamaryokucha, tè antichi prodotti da famiglie che si trasmettono le ricette di generazione in generazione. 

Seguitemi nel prossimo articolo e scopriremo questi preziosi tè.

URESHINO KAMAIRICHA       SONOGI TAMARYOKUCHA

2 pensieri su “Antichi tè verdi giapponesi

  1. Rita Zipleia dice:

    Complimenti Gabriella, molto interessante, che meraviglia trovarsi in quei luoghi, assaporare tè preziosi, vera ricchezza per il palato e per l’anima

    • arte@ dice:

      Grazie gentile Rita, spero di riuscire ad esplorare sempre di più il meraviglioso mondo del tè. Mi da tanta gioia. Collegandoti a Facebook o instagram sulla pagina ar-tea gabriella scarpa, rimarrai sempre aggiornata sulle varie novità. Buon proseguimento. Gabriella

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *